Coronavirus in Rojava

❗ CONFERMATO IL PRIMO CASO DI COVID-19 NELLA SIRIA DEL NORD-EST ❗

“Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i principi sanciti dallo Statuto delle Nazioni Unite, la salute è uno dei diritti fondamentali della persona, a prescindere dall’etnia, dalla religione, dal credo politico e dalla condizione economica o sociale. Per poter realizzare un clima di pace e di sicurezza, è essenziale che tutti i popoli siano in salute; ciò, a sua volta, è attuabile solo con la piena collaborazione tra individui e Paesi.
Il 16 aprile l’Ufficio Regionale dell’OMS ha notificato a Heyva Sor A Kurd – così come ai loro partner del NES FORUM, insieme ai quali rappresentano l’autorità sanitaria dell’amministrazione autonoma della Siria del Nord – il primo caso confermato di #COVID-19 nel nord-est della #Siria.
La persona affetta era un uomo di 53 anni proveniente dalla città di Al-Hasakah. Tra i sintomi: debolezza generale, tosse, difficoltà respiratorie, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa e polmonite.
Il paziente soffriva già di pressione alta e di altre malattie cardiache. Stando alla sua anamnesi, non aveva però viaggiato nell’ultimo periodo né era entrato in contatto con gli altri casi sospetti il cui tampone è stato prelevato il 27 marzo e inviato a Damasco il 29. Purtroppo, l’uomo è morto il 2 aprile nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di #Qamishli. Lo stesso giorno, il laboratorio di Damasco ha confermato che il paziente aveva contratto il COVID-19. Né l’OMS né il Ministero della Sanità siriano hanno condiviso i risultati delle analisi con le organizzazioni sanitarie che operano nel nord-est della Siria. Questi ci sono stati notificati, tardi e improvvisamente, dalla sede regionale – che si trova fuori dalla Siria – dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ad oggi in Siria ci sono 33 casi confermati di COVID-19, 19 dei quali sono stati registrati dall’inizio di aprile. Cinque sono in fase di recupero e due persone sono decedute.
Il ritardo con cui la nostra associazione e l’amministrazione autonoma sono state informate della positività del tampone (15 giorni dopo la presentazione di quest’ultimo), aumenta esponenzialmente la possibilità che il virus si diffonda in #Rojava. Ciò è particolarmente preoccupante se si considera l’esposizione a cui sono state/i sottoposte/i le operatrici e gli operatori sanitari* che hanno visitato le strutture che hanno ricevuto il caso, continuando a visitare anche altre/i pazienti.
Il rischio di un’ampia diffusione di COVID-19 nel nord-est della Siria è molto elevato, soprattutto vista la presenza di oltre 300.000 sfollat* e rifugiat* che non hanno accesso ad adeguati servizi sanitari di prevenzione. Tra questi e queste sfollat*, 118.879 persone – che si trovano sparse in 10 campi ufficiali e non ufficiali – non possono accedere ad adeguati provvedimenti sanitari né mettere in atto opportune misure di distanziamento sociale preventivo.”

[HEYVA SOR A KURD – 17 APRILE 2020]
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